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La Storia

Il Castello di Montecavallo venne costruito da Filiberto Avogadro intorno al 1830, in stile neogotico, sui resti di una casaforte appartenente alla famiglia dal 1200.

All'inizio dell'800, in Francia, in Inghilterra ed in Germania, prese piede una rivisitazione del gotico dovuta all'interesse per il Medioevo.
Il romanticismo portò ad identificare nell'architettura medievale il simbolo della storia e della tradizione dei vari paesi europei. Uno dei capolavori del neogotico fu certamente il Parlamento di Londra, costruito nello stesso periodo di Montecavallo. In Italia il neogotico non si diffuse molto a causa di una mancanza di tradizione di riferimento stilistico.

Filiberto si trovò quindi di fronte ad uno stile moderno, all'avanguardia, ed essendo lui uomo di idee molto aperte decise di adottarlo per costruire la sua residenza. Il progetto fu affidato all'architetto Dupuy che in seguito disegnò anche parte del vecchio Ospedale degli infermi di Biella. La Cappella, dedicata a S. Filippo Neri, contiene una Pietà in marmo del Cacciatori, maestro scultore di Carrara, a cui si devono anche le statue di Carlo Felice e di sua moglie Maria Cristina nell'abbazia di Altacomba, ed un Angelo Custode di Bienaimè, scultore allievo di Thorvaldsen.

Chi era Filiberto Avogadro di Collobiano
(notizie tratte dal Dizionario biografico Treccani, www.treccani.it)

Nacque ad Ivrea il 25 maggio 1797, sestogenito del conte Luigi Ottavio e di Marianna Caresana di Carisio.

Dopo aver frequentato l'università di Torino, intraprese la carriera delle armi prima come sottotenente nel reggimento Piemonte Reale Cavalleria (1815), poi col grado di luogotenente nei Carabinieri reali (1820). Entrò quindi al servizio di corte nel 1821 come secondo scudiere del re e, nel 1824, divenne primo segretario di gabinetto di Carlo Felice, poi suo gentiluomo di camera fino alla morte del sovrano, del quale seppe conquistare la fiducia e la stima. Nel dicembre 1827 fu inviato quale ambasciatore straordinario a Roma per trattare i problemi relativi- ai beni ecclesiastici alienati in Piemonte e a Genova, e vi rimase sino alla conclusione degli accordi nel marzo 1828. Al ritorno fu nominato intendente generale d'azienda (1828).

L'11 agosto 1829 sposò a Vercelli Carolina Arborio Biamino di Caresana, dama di corte della regina Maria Cristina.

Alla morte di Carlo Felice, egli (come altri membri della famiglia Avogadro, tra cui suo fratello Augusto) non fu visto di buon occhio dal nuovo sovrano e fu allontanato da corte. Carlo Alberto, appena salito al trono, mostrò, infatti, una certa diffidenza verso coloro che erano stati vicini collaboratori e consiglieri del precedessore. L'Avogadro lasciò allora Torino e raggiunse a Napoli la regina vedova Maria Cristina, della cui casa egli era divenuto nel frattempo conservatore e sovrintendente generale. Egli curò fra l'altro la continuazione della ricostruzione dell'abbazia di Altacomba, già iniziata da Carlo Felice, protesse lo scultore biellese Carlo Marocchetti e fu patrocinatore della Società di avanzamento di Biella.

Lentamente le diffidenze di Carlo Alberto caddero e si può dire che verso il 1836 gli Avogadro avevano risalito la china del favore reale. Filiberto fu creato gran cordone dei SS. Maurizio e Lazzaro e primo segretario dell'Ordine. Fu poi nominato senatore del regno, fin dalla prima costituzione del senato; prese spesso la parola, pur avendo la salute minata da una malattia di petto. Morì a Torino il 5 giugno 1868.

La Casata degli Avogadro

Vi sono varie ipotesi sull'origine della famiglia Avogadro. Alcuni li vogliono di origine manfredinga, considerando come capostipite Godemprando, figlio del conte d'Orleans e duca dell'Italia Neustra Manfredo V. Altri ritengono invece che il primo antenato sia Aimone conte di Vercelli, figlio di Manfredo IX, vissuto almeno un secolo dopo. Ma è Guala di Valdengo, discendente di Aimone e di cui è certamente provata l'appartenenza alla stirpe, ad essere considerato dai più come l'autentico capostipite della famiglia.

1665
Il titolo di Collobiano, appartenuto alla famiglia discendente dal famoso Simone Avogadro di Collobiano, giunse nel 1665 agli Avogadro di Valdengo. Simone combattè contro i ghibellini cacciandoli da Vercelli nel 1312 e diede un contributo decisivo all'espulsione degli eretici dal Biellese portando al rogo a Novara nel 1307 il loro capo Fra Dolcino.
Il ramo dei Collobiano si estinse definitivamente nel 1665 con Virginio. Egli lasciava la sua eredità agli Avogadro di Valdengo e agli Avogadro di Quaregna, richiedendo in cambio, entro quattro anni dalla sua morte, la costruzione della Chiesa di Santa Caterina a Collobiano che avrebbe dovuto riportare lo stemma della famiglia sulla facciata e sull'altare.

1668
Qualche anno dopo Pietro Francesco morì e lasciò suo erede il fratello Ottavio Amedeo che fu il primo dei Valdengo a chiamarsi con il titolo di Collobiano. Ottavio Amedeo, non avendo avuto figli, lasciò la sua eredità al cugino Ottavio Felice e da questi ai suoi discendenti tra cui ricordiamo Ottavio Luigi che sposò Marianna Caresana di Carisio. Egli intraprese la carriera nella pubblica amministrazione e fu nominato Intendente di Ivrea dove rimase fino al 1799, anno dell'occupazione francese del Piemonte, per poi ritirarsi a Piverone nella casa di famiglia.
Al figlio Filiberto dobbiamo l'accostamento degli Avogadro di Valdengo e Collobiano a Montecavallo. Nel 1710 Carlo Giovanni Battista Avogadro di Montecavallo fu priore dell'Ospedale degli Infermi di Biella a cui aveva ceduto tutto il suo patrimonio in odio al ramo collaterale, che da questo momento in poi si fece chiamare Avogadro di Vigliano. Era l'atto conclusivo che vedeva cessare dopo secoli la presenza della famiglia nell'antica rocca.
Fu Filiberto, abile diplomatico di Casa Savoia presso la Santa Sede, a riportare nel 1831 sulla collina il vessillo degli Avogadro acquistando dall'Ospedale degli infermi di Biella, per 92.000 lire, 127 giornate di terreni aggregati alla cascina di Montecavallo. Sulla sommità della collina egli procedette alla costruzione del Castello. Filiberto morì nel 1868 e la sua discendenza continuò a Montecavallo fino alla morte di Ferdinando Avogadro di Collobiano nel 1967. Il Castello passò per eredità agli attuali proprietari.